MOHAWKS
Sono tornato...
-Lo sai chi sono io, sono la vocina nella tua testa…quella che ti fa fare tutte quelle cosine. Sai, sono un po’ arrabbiata, con te. E sai benissimo il perchè. Mi hai escluso. -
IL VECCHIO

scusate il ritardo. ————————————————————————— -In cima alla collina,il Vecchio sta seduto a terra, la schiena appoggiata al tronco del tiglio. Un filo tra le mani, che si perde nell’azzurro del cielo. Bianco, volteggia alto il suo aquilone. Il cane, spalmato a terra a bocca spalancata in uno sbadiglio da tardo pomeriggio, occhi dolci ed anima inquieta, non perde un movimento del suo compagno di vita. Ed ora ricorda, la luce dorata di un mattino d’estate, la sua strada da bambino, mentre con il nonno passeggiava guardando gli orti…la mano grande sulla piccola spalla, e l’eterno sorriso di quell’uomo, che neanche la morte ha saputo strappargli dal volto…le mille domande che gli faceva, e le mille risposte che riceveva…fantasiose, folli, divertenti… -Nonno, perchè quando Billo abbaia non lo capisco, ma se gli dico di stare seduto, lui mi capisce?- -Questa è la dimostrazione che i cani sono più intelligenti degli uomini…- -Nonno, ma i pesci bevono?- -Di solito solo acqua, ma quando festeggiano, hai voglia…e quando li vedi passare a pancia all’aria, non stanno male, sono solo ubriachi…- E ricorda, gli anni della scuola, le maestre… -Signora, suo figlio mi fa impazzire…sta zitto per tutta la lezione, immobile, concentrato. Poi, alla fine, quando chiedo se ci sono domande, alza la mano, e mi chiede di rispiegare tutto dall’inizio. Ma cosa fa, dorme ad occhi aperti?- -No, signora maestra, non dorme mai, né di giorno né di notte. Il ragazzo sogna, sogna e basta.- Gli amici… -Oh, te…come ti chiami?- -Franco- -Vuoi diventare mio amico?- -E poi?- -E poi giochiamo- -E poi?- -…e poi, non so, ognuno torna a casa sua…?- -E poi?- -…E poi e poi… e poi vai a cagare!- -Ok, siamo amici.- -Ma lo sai, che sei strano?- -E poi?- -…Mavafff….- Le amiche… -Giochiamo al dottore?- -Va bene, però non mi tolgo le mutandine…- -Sisisi, poi vediamo…- L’aquilone ha un sobbalzo… è cambiato il vento. Poi, si assesta, e tutto torna come prima. Quante volte nella vita, il Vecchio ha visto cambiare il vento…tutto muta, per poi tornare esattamente come prima. Migliaia di anni di evoluzione, hanno cambiato il nostro aspetto esteriore, e l’ambiente che ci circonda… Ma quanto si è evoluta la nostra anima? Quante guerre, quante ingiustizie, quanta sopraffazione, ha visto il Vecchio… e nulla è cambiato. Un’eterno girotondo…uno scherzo del destino, oppure la nostra punizione, per aver giocato a fare gli dei? Tanto affannarsi, per tornare al punto di partenza, che scopo ha? A meno che lo scopo non sia proprio quello. E ricorda…avrà avuto tre anni, stava seduto sul prato con la mamma, giocando con le formiche. Nell’aria il profumo dei tigli, portato dalla leggera brezza di Maggio… Ricorda il suo vestito a fiori, la pelle bianca ed i capelli neri…e l’espressione pensierosa che aveva, guardando gli altri bambini che si rincorrevano nel prato… mentre cercava di capire cosa potesse passare per la testa di suo figlio. -Franco, perchè non fai una corsa fino a laggiù?- -E poi?- -E poi torni qui, dalla tua mamma!- “tanto affannarsi per tornare al punto di partenza” -Eh?…Allora, rimango qui…- Una carezza tra le orecchie del suo amico, che gli si accoccola in grembo. Un’ultimo sguardo all’aquilone… -Da troppo tempo ti trattengo… è stato un lungo viaggio ed è giunto il momento di liberarti…- La mano che si apre , ed il filo scorre via. Profumo di tiglio, li avvolge come musica struggente E fu così che il Vecchio liberò la sua anima, con il sorriso che fu di suo nonno, appoggiato al tronco del tiglio, in cima alla collina. ————————————————————————— nella foto, un’altra opera di László Farkasel olio su tela 40×30 titolo. Fazadamat
LA STIRPE DI CAINO

Le sue mani, danzano sui tasti, illuminati dalla lampada da tavolo.
Un riflesso azzurrino proveniente dal desktop gioca col suo profilo.
Immerso nell’oscurità, l’uomo crea un mondo di vittime ed assassini, mentre Mick gli canta ?Sympathy for the Devil?
Non deve poi usare troppa fantasia…ha il ?dono? di cogliere l’essenza delle persone con un’occhiata…
Si sente sempre più spesso parlare di raptus omicidi, di follia…bene per chi ci crede…è un modo per nascondere una realtà dimenticata, ma ormai sotto gli occhi di tutti.
Siamo la stirpe di Caino.
Il seme del male è sparso ovunque, e c’è chi lo porta apertamente, ma tanti altri non sanno di averlo dentro di sé.
Può capitare ovunque, al supermercato, ad un incrocio, oppure chiacchierando tranquillamente…
Un’occhiata per cogliere uno stato d’animo, e vedere il mostro che si nasconde dentro la persona più innocua del mondo.
Odio negli occhi, cazzo…lui vi vede!
Lo sa, mentre gli raccontate di come il vostro condominio sia un’isola felice, che vorreste fare a pezzi la vostra vicina di casa, quella che sta al piano di sopra e sbatte le pedane piene di unghie caccole e peli di cazzo sul vostro balcone…
Lo vede, che desiderate impalarla nell’aiuola condominiale, ma solo dopo averla appesa per i piedi, con un allegro fuocherello sotto la testa…e poi scuoiata lentamente, una striscia alla volta…
Ed il vostro collega, che ?detestate cordialmente? perchè lecca chiunque stia un gradino più in alto del suo, sparlando al contempo dei pari grado, non vorreste forse inchiodargli la lingua alla scrivania, per poi strappargli gli occhi e giocarci a biglie coi colleghi durante la pausa caffè?
La sente, la vibrazione falsa nella vostra voce, quando gli parlate di solidarietà e diritti umani…ma dentro di voi, state pensando ?cazzo, almeno gli amerikani c’hanno il ku-klux-klan per quei negri di merda…?
Quando avete comperato quel cazzo di pittbull, a cosa pensavate, a farci giocare i bambini?
Cani da difesa…ma da cosa?
Inutile difendersi dai mostri, quando siete mostri pure voi…
E non parlategli d’Amore, che farsa…la grande messa in scena di un sentimento che avete così idealizzato da renderlo irrealizzabile…non raccontategli cazzate, per favore.
Chiamate Amore la paura di vivere soli.
Chiamate Amore la paura di morire soli.
Chiamate Amore il bisogno di possedere un’altra persona e renderla schiava.
Ed è lì che vi tocca, nella vostra parte più segreta, quella che nascondete agli occhi del mondo, ma non ai suoi…valuta, soppesa e giudica.
Siete mostri, proprio come lui.
La stirpe di Caino.
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nella foto, un’altra opera di László Farkasel
A festmény címe / Title:
Possible Gardens.
Technika / Medium:
tus, papír / ink, paper.
Méret / Size: A4.
Készült: 2003.
IL BUROCRATE

Pistolotto pseudo-filosofico, senza una goccia di sangue, e con due sole (udite, udite!) parolacce…non lo so mica se vi piace…
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Amedeo ha quarant’anni.
Vive solo in un miniappartamento in periferia,
Unica compagnia, un paio di pesci rossi ormai rimbambiti, dentro ad una boccia di vetro.
Amedeo è un dipendente comunale, e da vent’anni nello stesso ufficio, con le stesse mansioni, esegue ogni giorno lo stesso lavoro.
Prende le pratiche dalla vaschetta ?pratiche inevase?, le timbra, e le passa nella vaschetta ?pratiche evase?
Non sa di che genere di pratiche si tratti.
A lui, vent’anni fa, hanno detto di mettere un timbro, e lui esegue.
Preciso.
Puntuale.
FFFRRRCSSS prende il foglio, STOMP! Timbra, FFFRRRCSSS ripone il foglio.
Niente di meno, niente di più.
I rapporti con i colleghi, sono esclusivamente rapporti di lavoro…e dato che Amedeo appone timbri, non è che ci sia molto da dire…
Ogni volta che un collega si è spinto oltre, per entrare nel privato, oppure anche solo per fare due chiacchiere, si è trovato di fronte ad un cortese muro di gomma.
Per questo, a poco a poco, senza cattiveria, i colleghi hanno preso ad ignorarlo, con suo grande sollievo.
Amedeo è molto timido, e non si trova a suo agio nei rapporti interpersonali.
Per questo, non ha mai avuto una ragazza…non che non gli piacciano, le ragazze…ma non saprebbe proprio da che parte incominciare.
Per questo, si è costruito il suo mondo fatto di abitudini consolidate.
E tutto quello che ne è al di fuori, resta al di fuori.
Non ama le sorprese.
Finito il lavoro, piglia l’auto e va all’iper, per fare un po’ di spesa.
Nel carrello mette sempre le stesse cose, dagli stessi scaffali, in automatico.
Quella volta che riorganizzarono l’ipermercato però, rimase fregato…quella sera, per cena si era ritrovato pomata per le emorroidi e calze autoreggenti…
Dopo la spesa, con la sua auto grigia, rientra a casa, dove i pesci gli fanno festa, almeno finchè non li sfama, perchè poi lo ignorano, come i colleghi.
Il dopocena è invariabilmente dominio della tv fino alle 23.30, perchè poi spegne e va a letto, dove dormirà fino alle 7.00 del giorno dopo.
I week-end sono dedicati alle pulizie…il sabato tocca all’auto, che viene praticamente smontata pezzo per pezzo, pulita lucidata e rimontata.
La domenica, pulizie dell’appartamento, con metodo e precisione.
Ma ora, alle 3.00 di un mercoledì qualsiasi, Amedeo viene strappato al suo sonno.
Non gli era mai successo di provare una simile sensazione…ansia, disperazione, paura…un immenso senso di vuoto dentro di sé.
Più che sentirne la presenza, ha la certezza che qualcuno o qualcosa , sia seduto al suo tavolo di cucina.
Ed è con la morte nel cuore, che entrando nella sala buia, distingue la forma di un uomo.
-Ciao Amedeo.-
L’uomo accende il lampadario a sospensione, che ha abbassato per mantenere in ombra il suo volto.
Indossa un abito grigio, qualche penna nel taschino…divisa ufficiale da burocrate.
Sul tavolo, una cartella di cuoio come tante, piena di carte.
Amedeo, vorrebbe gridare, ma è paralizzato dal terrore.
-Ho poco tempo, siediti…che dobbiamo parlare.-
Vorrebbe fuggire, ma qualcosa lo obbliga ad ubbidire.
L’uomo estrae un foglio dalla carpetta, e comincia a leggere:
-Amedeo Molinari, di anni quaranta, professione impiegato.-
-Amori, zero…amicizie, zero…sogni, zero…idem progetti…hobbyes, pulizie???…ti risulta tutto questo?-
-S-ssi…a-almeno credo…-
-Vedi, Amedeo, ho una carpetta come questa per ogni essere vivente, anche per quei due pesci nella boccia, che tra parentesi hanno un dossier più corposo del tuo…-
-Vengono riportati emozioni, sogni, azioni, progetti, cose fatte e da fare…tutto quello per cui vale la pena vivere. E qui, vengo al punto.-
Amedeo fatica a respirare, figuriamoci a parlare…
-Il mio datore di lavoro, ti ha concesso 85 anni di vita, ma visto come hai utilizzato i primi quaranta, si è un po’…pentito.-
-Questo perchè, al contrario di quel che si crede, non esiste un destino già scritto, quello che ci accade è frutto delle nostre scelte, o di scelte altrui, oppure del caso…ma in buona sostanza, siamo padroni del nostro domani.-
-La tua scelta, legittima per carità…è stata quella di rinunciare a priori, sempre e comunque, a vivere. In tempi normali, nessuno sarebbe intervenuto…ma ci troviamo in un periodo particolare…-
-La vita, non è una risorsa illimitata…immagina una grossa torta…ecco, la torta è la quantità di vita disponibile, e ad ogni essere vivente, spetta una fetta, piccola o grande che sia…il problema è che voi esseri umani, ultimamente vi siete moltiplicati a dismisura…oltre sette miliardi…avete creato medicinali per guarire dalle malattie…avete anche smesso di fare delle guerre serie, accontentandovi di qualche migliaio di morti qua e là…e le carestie, non bastano più, siete in costante aumento, e questo è un problema…-
-il Capo, che per voi nutre una simpatia particolare, (sarà per quella storia di immagine e somiglianza) per venirvi incontro, ha anche provveduto ad estinguere intere specie animali, ma non è stato sufficiente…-
-Insomma, la vita è diventata molto preziosa, e nessuno può permettersi di lasciarsi vivere come fai tu…è una questione di etica…la vita non si può sprecare.-
-Ho capito…sei la Morte, e sei venuta a prendermi.-
-Diciamo che sono venuto a farti una proposta…-
Estrae un’altro dossier, centinaia di fogli, stavolta…
-Il Capo, su queste cose mi dà carta bianca…ed io, ho da sempre una passione per la musica…c’è questo grande musicista, prematuramente scomparso… se tu sarai d’accordo, prenderei i giorni che ti restano da vivere, e li trasferirei a lui.
Potrai fare in modo che sia tuttora in vita, con tutto quel che ne consegue…quarantacinque anni in più di musica Divina, possono fare il bene di milioni di persone, forse addirittura miliardi…e tutto il merito sarà tuo, Amedeo Molinari…-
Amedeo non fiata…
-Naturalmente, questa tua donazione, verrà accolta con molto favore dal Capo…in pratica farà curriculum…ed una Sua raccomandazione, farà il resto…non è che ti prometto 100 vergini come ai mussulmani, ma lascia fare a me, che andrai a stare bene…-
Amedeo, ha l’impressione che la Morte stia strizzandogli l’occhio, ma non può vederla in volto…E mentre sfoglia le pagine del curriculum, sbotta:
-Ma perchè proprio io, con tutti i delinquenti che ci sono in giro…io, io non ho mai fatto niente di male!-
-No. Tu non hai mai fatto niente in assoluto, che è pure peggio. Anche i delinquenti hanno una loro utilità…chi porta il Male dentro di sé, ti costringe a scegliere…
cedere e assecondarlo, oppure tirare fuori la parte migliore di te, e combatterlo!
Come potremmo apprezzare il Bene, se non esistesse il Male? -
-E se non accetto, cosa mi succede?-
-Assolutamente nulla. Tutto continuerà esattamente come prima…e poi, quando arriverai alla fine, lo sai che il Capo perdona tutti…dipende unicamente da te, Amedeo. Puoi fare del bene al mondo intero, oppure, continuare nel tuo grigio tran-tran…a te la scelta-
Amedeo pare vacillare…rendere un servizio all’umanità (rinunciando ad una vita triste e solitaria), con la promessa del paradiso…a ben pensare in medio oriente un mucchio di gente si fa saltare in aria, per questi motivi…
Ma non siamo in medio oriente, e ad Amedeo non piacciono le sorprese.
-E allora affanculo te e Jimi Hendrix…adesso me ne torno a letto, che domattina la sveglia suona alle 7.00…e se vuoi portarti via qualche vita, prenditi pure quei due rincoglioniti nella boccia. Ci si vede fra quarantacinque anni, eh…-
Amedeo si allontana, grattandosi vigorosamente, la destra tra le balle, e la sinistra sopra la nuca…
-…E spegni la luce, quando te ne vai…ma pensa te ‘sto rompicoglioni…-
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nella foto, un’altra opera di László Farkasel
A festmény címe / Title:
Minion.
Technika / Medium:
szén / charcoal.
Méret / Size: A4.
Készült: 2003
FINO ALL’ULTIMO NANO

doveva essere un post cortissimo, ma tutte le volte che ci metto mano per accorciarlo, ne aggiungo un pezzo…non ve ne vorrò, se non riuscirete ad arrivare alla fine.
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Lunedì mattina, ore 8,15.
Egisto, operaio in pensione, scende dalla sua punto a gpl verde foresta, la chiude e poi controlla tutte le portiere, perchè non si sa mai…il parcheggio del discount comincia ad animarsi, e c’è sempre brutta gente in giro.
Ecco, pensa Egisto, c’è già quello spaccamaroni di punkabbestia che mi punta…sicuramente dopo mi chiederà il carrello, fanculo a lui e a quelle zingare del cazzo, non mi piace come mi guardano, pensano di aver trovato il pollo…meglio stare attenti al portafoglio…
Tuttavia, nei pensieri di Egisto, la priorità è quella di portare a termine con successo la missione affidatagli da Emma, sua moglie.
Da una settimana, da quando la pubblicità del discount è arrivata a casa, Emma martella quotidianamente, costantemente, inesorabilmente, le palle di Egisto, per aiutarlo a comprendere l’importanza di acquistare, l’intera ?Parure di 7 nani da giardino in terracotta, altezza 31,5 cm, all’incredibile prezzo di euro 4,99 al pezzo!?…
Emma vuole quei nani.
Ne sente un bisogno fisico.
Il giardinetto di 10 metri quadri della loro villetta a schiera, frutto di una vita di sacrifici, non può farne a meno…anche perchè, da quando quella stronza della signora Pollari, la loro vicina, ha messo in giardino addirittura un ruscelletto con tanto di fontana zen, non si vive più.
Sempre a tirarsela, la Pollari, pensa Emma…, la vedremo chi avrà il giardino più originale…
E poi, si giustifica, i nani portano bene…
Egisto, se ha imparato una cosa in quarant’anni di matrimonio, è che se Emma vuole qualcosa, e non la ottiene, chi ci va di mezzo è lui.
Semplicemente, fa parte dell’ordine naturale delle cose, come il sole che nasce ad est, e tramonta ad ovest.
Per questo, un quarto d’ora prima dell’apertura, è con il carrello in pole position, davanti alla porta del discount, tra zingare e punkabbestia.
E già gli girano le palle.
Intanto, dietro di lui, un popolo carrello-munito, comincia ad assembrarsi, in attesa di entrare
Varia umanità, di ogni estrazione sociale, con uno scopo comune:
anche loro vogliono i nani.
Egisto lo sa.
Egisto sa anche, che non ci saranno abbastanza nani per tutti.
Egisto esegue due rotazioni delle spalle, si stira i muscoli del collo, respira a fondo, e si calca sugli occhi la cuffia di lana.
E’ pronto alla battaglia.
Movimenti dietro alla vetrata…compare un grembiule blu.
Grembiule Blu è il direttore del discount.
Trent’anni, dal profondo sud, grembiule blu dopo la laurea se ne è venuto al nord, attirato dalle sirene che offrivano una ?solida base per una luminosa carriera nel settore del commercio?.
Ed il posto di direttore di filiale, era parso appropriato, per un giovane motivato come lui.
Voleva sfondare.
Salire ad uno ad uno, anzi, a tre alla volta i gradini della scala gerarchica, per arrivare in cima, e guardare tutti dall’alto.
Voleva tornare al paese, carico di soldi, per sbatterli in faccia a quei buoni a nulla provincialotti dei suoi compaesani…effettivamente, era sempre stato un po’ stronzo.
Grembiule Blu, è ormai da tre anni direttore di filiale, e gli unici gradini che ha salito, sono quelli che portano al suo fottuto monolocale in affitto, al quarto piano senza ascensore, che tra l’altro, assorbe il cinquanta per cento del suo stipendio.
Arriva sempre un’ora prima dell’apertura, per scaricare i camion di verdura, allestire i cestoni con le offerte speciali…ed è sempre l’ultimo ad andarsene, due ore dopo la chiusura, dopo aver fatto le pulizie nel negozio.
Grembiule Blu, guarda il popolo carrello-munito al di là del vetro.
Li guarda accalcarsi.
Sa perchè sono tutti lì.
E sa che stamattina sono arrivati solo sette fottutissimi nani…
Tre anni di luminosa carriera nel settore del commercio…Grembiule Blu, sa cosa sta per succedere.
Anche lui, è pronto ad assistere alla battaglia.
Otto e trenta.
Suona la campana, Grembiule Blu apre la porta, e si fa da parte.
Egisto, alla testa del mucchio selvaggio di cacciatori di nani, scatta e si dirige deciso verso il settore delle offerte speciali.
In fondo alla corsia, il poster promozionale dei nani.
Gomiti larghi, per non far passare nessuno, testa rincagnata all’interno delle spalle, Egisto vola verso il traguardo.
Arriva per primo, e per primo, si rende conto che le sue fosche previsioni, si sono rivelate fin troppo ottimistiche.
Una sola parure di nani, da disputarsi tutti contro tutti.
Egisto, facendo finta di niente, comincia a riempire il carrello, testa bassa e berretto calato sugli occhi.
Il primo a reagire, è un tipo sulla trentina, ray-ban a goccia e giubbetto da aviatore.
-Cazzo, ma non può prenderseli tutti lei!-
Una signora sui cinquanta fa eco…
-E’ vero! Ne lasci un paio anche per noi!-
Il popolo insorge…
-Si vergogni! Abbiamo visto tutti com’è entrato!-
Mani avide di nani si protendono verso il carrello di Egisto, che all’inizio tenta di defilarsi facendo finta di niente, ma si trova circondato, senza possibilità di fuga.
Stoico, decide di difendere fino all’ultima goccia di sangue il suo tesoro, e si sdraia sul carrello.
-Dovrete passare sul CRACK!-
Il crack viene dal naso di Egisto, che ha appena incassato un diretto destro dall’aviatore.
Il poveretto, rotola a terra svenuto, mentre il suo carrello passa velocemente di mano…
E’ la volta dell’aviatore, tentare la fuga con il carrello pieno di nani.
E vogliamo ricordarlo così, vivo e felice, in corsa verso la cassa…perchè oggi, insieme ai nani, sono in promozione tutte le attrezzature da giardinaggio, tra cui il forcone (ad euro 9.99!)che la signora sui cinquanta gli ha appena piantato nella schiena.
Volano i mitici ray-ban a goccia, e si infrangono a terra (immagine retorica della fine del mito degli anni settanta), mentre il fu aviatore crolla fulminato.
Buio per l’aviatore.
Sangue schizza sui presenti, che, a riprova del fatto che siamo animali governati dagli istinti, colgono il fatto come un segnale.
Mani che si armano di vanghe, rastrelli, cesoie, roncole…la mattanza ha inizio.
E’ la volta della signora, finire sotto i colpi del mucchio selvaggio…
Sta ancora estraendo il forcone dalla schiena dell’aviatore, che tutti le sono addosso.
Alla fine, durante l’autopsia, conteranno sul suo corpo ottanta ferite di diverse armi da taglio…roba che l’omicidio di Giulio Cesare, le fa una pippa.
Buio per la signora.
Il pavimento è ormai un lago di sangue, quando Grembiule Blu entra in azione. Erano anni che aspettava l’occasione…anni di real tv, in cui vedeva gli eroici commessi dei drugstores amerikani, difendere a fucilate l’incasso della giornata.
Qui, la situazione è un po’ diversa, e dato che non sa esattamente se la direzione approverebbe la politica di sparare ai clienti, esce dall’ufficio con un fucile a pompa, e si fionda sul campo di battaglia, sparando in aria a scopo intimidatorio.
Purtroppo per Grembiule Blu, la situazione è degenerata, e quelle che fino a pochi istanti prima erano persone civili, ora sono un branco di animali in lotta per la sopravvivenza… e non si intimidiscono.
L’ultima immagine che vede, prima che il buio cali su di lui per sempre, è quella della lama della vanga ( ad euro 9.99!), brandita a due mani come uno spadone medievale da un distinto signore, che gli cala tra gli occhi.
In quella frazione di secondo, in cui realizza di essere morto, (esattamente come la maggioranza dei commessi dei drugstores amerikani in real tv), è felice.
E fa ancora in tempo ad immaginarsi il funerale al paese, con la bandiera della compagnia sulla cassa, e la madre piangente, consolata dal presidente.
E’ felice, perchè un funerale così, quei provincialotti buoni a nulla dei suoi compaesani, non ce l’avranno mai.
CRACK.
Buio per Grembiule Blu.
Il fucile viene imbracciato dal Distinto Signore, ma cazzo, non ha mai sparato un colpo in vita sua…prova, armeggia, tenta …
SGUESH.
La roncola che gli taglia la gola, è quella del punkabbestia, che era entrato un attimo per comperare una birra (ad euro 0,39!), e si è trovato a combattere per la vita.
E per i nani, che dal carrello di Egisto, lo occhieggiano, coperti di sangue.
Stramaledetti film amerikani, si era già visto farsi largo tra i cadaveri a colpi di fucile…se avesse tenuto la vanga, Distinto Signore sarebbe ancora vivo.
Cade, e gli parte il colpo che stacca la testa di Punkabbestia, che, per una volta, prova la sensazione di volare anche senza essere ubriaco.
Buio per distinto signore e Punkabbestia.
Silenzio.
Nella corsia, sangue, e corpi smembrati.
Ma qualcosa, si muove.
Egisto, tenendosi il naso, si alza, si guarda intorno, prende il carrello, e va alla cassa.
Nessuno, le commesse sono sparite.
Che culo! Pensa Egisto, mentre esce e carica i nani sulla punto verde foresta a gpl.
Anche le zingare, che di solito lo tampinano per prendergli il carrello, sono sparite.
Dovrà fermarsi ad una fontana, per pulire i nani coperti di sangue, quindi meglio non perdere tempo, perchè a casa, lo attende Emma, ed è meglio non tardare, potrebbe arrabbiarsi…
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nella foto, un’opera di László Farkasel
A festmény címe / Title:
Hell.
Technika / Medium:
tus, papír / ink, paper.
Méret / Size: A4.
Készült: 2003.
ONIDE&CESIRA

Questo doveva essere il mio post per l’8 Marzo…ce l’avevo in testa da un po’, ma sono riuscito a scriverlo solo stamattina, scusate il ritardo…
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Onide ha 75 anni.
Maresciallo in pensione, ha quello che si dice “le fisique du role”, con il suo metro e ottantacinque, il vocione profondo che Barry White gli fa una pippa, e lo sguardo sempre un po’ incazzoso di chi è abituato al comando.
A dire il vero, di incazzoso non ha solo lo sguardo…e quel po’ di sclero dovuta all’età, non lo aiuta certo a mitigare il suo carattere…scomodo.
Diciamocelo chiaro, Onide è sempre stato un po’ stronzo, ma arrivando in prossimità della fine della corsa, ha deciso che il tempo è prezioso, abolendo dai rapporti interpersonali ogni forma di mediazione.
Onide, se gli stai sulle balle te lo dice chiaro e tondo, ed infatti lo ha detto a tutto il vicinato.
Chiaro e tondo.
Se però ti vuole bene, ti abbraccia in mezzo alla strada, in teoria.
A memoria d’uomo, nessuno ha mai visto Onide abbracciare altri esseri umani.
Perchè Onide, vuole bene solo a Cesso, il suo bastardino nero, una specie di Yoda di Star Wars, con gli occhi fuori dalle orbite che si mandano a fanculo tra di loro, una manciata di denti storti e ingialliti buttati a caso in una bocca che profuma come un pozzo nero.
Cesso è scemo, e se possibile, è ancora più incazzoso del suo padrone.
Insieme, sono spettacolari.
Cesso che non ha mai un cazzo da fare, e quindi abbaia a tutto quel che si muove, e Onide che, con il suo vocione che fa tremare i vetri (e Barry White gli fa una pippa) lo richiama ad ogni latrato:
-BAUUUUU!!!-
-CESSO! HAI FINITO DI STRACCIARE I MARONIIIII???-
-BAUUUUU!!!-
-CESSO! HAI FINITO DI STRACCIARE I MARONIIIII???-
-BAUUUUU!!!-
-CESSO! HAI FINITO DI STRACCIARE I MARONIIIII???-
Ad oltranza.
Sempre.
Onide è un tipo sportivo, e quando va a fare la spesa all’iper, si mette i pantaloni della tuta, scarpa running, bomberino e ray-ban a goccia.
Ovviamente, va a piedi.
Con Cesso.
Come sempre, lo lascia fuori, legato ad un palo, tanto mica glielo rubano…anzi.
Ed è qui, all’uscita dell’iper, con due pesanti borse della spesa tra le mani, che Onide incontra Cesira.
Cesira, ha ottant’anni, ed è l’immagine della dolcezza.
Minuta, un po’ barcollante, con il gabardino (licenza poetica bolognese) sempre addosso anche con quaranta gradi all’ombra, ed un sorriso per tutti.
Se fosse un cartone animato, sarebbe la nonnina di Titti.
Cesira, è Libera.
E’da un anno, da quando le è morto il marito-padrone che l’ha umiliata per tutta una vita, che l’ha fatta sentire una nullità, che ha scoperto che vale la pena vivere.
Le piace, essere libera.
Le piace sentirsi rispettata.
E ha deciso che mai più permetterà a qualcuno di mancarle di rispetto.
Onide, con le sue sporte, se la trova davanti ad un tratto.
Grugnito, passo a destra.
Ma Cesira, ha barcollato sullo stesso lato.
Imbarazzo, sorriso di Cesira, ri-grugnito di Onide che tenta la sortita a sinistra, mentre Cesira ondeggia da quella parte.
Situazione di stallo.
Cesira si scusa, ri-sorride…
Onide, con il suo vocione (che Barry White gli fa una pippa):
-MA TI VUOI LEVARE DAI MARONI????-
Cesira, basita, non reagisce, incapace di difendersi dall’inaspettata aggressione.
-DICO A TE, ISMITA!(l.p.b.)
A questo punto, lievemente, Cesira barcolla verso Onide, ed estratto un coltellaccio da cucina dal gabardino(l.p.b.), glielo affonda nello sterno, fino al manico.
Una chiazza rossa gli si allarga sul petto, le gambe tremano ed il respiro si spezza…Onide guarda stupefatto il manico che sussulta al battito del suo cuore…sempre più lento.
Con la sua vocina gentile Cesira si rivolge all’omone.
-Me lo diceva sempre anche mio marito, di levarmi dai maroni…non vorrebbe mica salutarmelo, visto che sta andando a trovarlo?-
Gli sta ancora sorridendo, mentre Onide cade in ginocchio, le sporte ancora strette nelle mani.
Un filo di voce, ed Onide lascia le sue ultime parole su questa terra:
-VA’A FER DAL PUGNATT…(l.p.b.)-
Cesso attacca, ma è scemo, e sta legato al palo…lasciamolo lì a strozzarsi…
Cesira gli gira intorno, ed entra nell’iper.
Deve comprare la mimosa…perchè oggi è l’8 Marzo, la festa della donna.
E lei, è donna, è libera, ed è felice.
Auguri, donne!
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nella foto:
A festmény címe / Title:
Musician III.
Technika / Medium:
szén / charcoal.
Méret / Size: 13×11 cm.
Készült: 2003.
GRATTA, GRATTA…

Non dovevi, non dovevi, non dovevi farlo…
Ho cercato in tutti i modi di collaborare, per organizzare il reparto.
Ho corretto i tuoi errori, senza segnalarli, per non crearti problemi…d’altronde, eri appena arrivato, in un ambiente di lavoro nuovo, a ricoprire il ruolo che io avevo rifiutato.
Che tutto funzionasse bene, conveniva soprattutto a me.
Non dovevi mascherare la tua incapacità, scaricando le tue colpe sui ragazzi.
L’assunzione delle proprie responsabilità, è la base su cui si costruisce un uomo.
Ma tu, sei solo un incapace, con molta chiacchiera, per la verità…
Ma ora, il gioco delle chiacchiere è finito, ora contano i fatti.
Un fatto è che sto per ucciderti.
Buio.
E nel buio, il terrore ti assale, puoi muoverti a stento, nella cassa in cui ti ho rinchiuso.
Senso di impotenza.
Stai per morire, il terrore ti travolge…e tu non puoi farci nulla.
Ma non ti arrendi, o forse è solo una reazione inconscia…urli, colpisci il coperchio, gratta con le unghie fino a farle sanguinare.
Gratta, gratta…
Gratta, gratta…e urla, disperati e piangi!
Colpisci il legno, spezzati le unghie, consumati le dita!
Nel buio, l’odore del sangue.
Del tuo sangue.
Porti le mani al volto, liquido vischioso che ti cola sulla faccia.
Tra le lacrime, ti lecchi le dita, o ciò che ne rimane…
Senti che il respiro si fa affannoso…calmati.
Pensa.
Non è facendoti prendere dal panico, che ne uscirai…
Eppure.
Silenzio.
TU-TUM
I battiti del tuo cuore, e nient’altro, a tenerti compagnia.
TU-TUM
TU-TUM
TU-TUM
No, non agitarti, più ti agiti, e prima finirà l’aria
TU-TUMM
Ecco, ora realizzi. Ti ho sepolto vivo.
E non ne uscirai.
Mai.
La sensazione di caldo umido, e la puzza che arriva dalle zone basse, ti avverte che l’intestino ha ceduto.
Cazzo, già di aria ne hai poca, ti pare il caso di inquinarla?
E ricominci a piangere, ad urlare e colpire,
BAMM
al di là del dolore,
BAMM
colpire ed urlare,
BAMM!
non senti più nulla,
CRACK!
Una manciata di terra fresca che cade sulla faccia, ed allora capisci che forse ce la puoi ancora fare, e colpisci,
con i pugni, ridotti a grumi sanguinolenti,
colpisci, con le ginocchia scorticate
scalcia, con i piedi nudi.
Una valanga di terriccio ti travolge.
Stai soffocando… è ridicolo, morire così, ad un passo dalla salvezza.
Reagisci, fai fatica a muoverti, ma cominci a scavare.
Verso l’alto, verso l’alto!
Con i polmoni in fiamme, come una risalita in apnea da un abisso infernale.
Prima liberi una mano, poi l’altra, poi con l’ultimo sforzo, butti fuori la testa.
Dal ventre oscuro della madre terra, sei giunto a nuova vita.
E l’aria della notte, che aspiri così voracemente, non ha il più buon sapore che tu abbia mai sentito?
Riempi i polmoni, tossisci, butta fuori un po’ di quella terra che hai in bocca e respira ancora, profondamente.
E ti lasci andare alla gioia, sei vivo!
Apri gli occhi e io sono lì.
Che ti aspetto.
-Ciao, idiota. Ce ne hai messo del tempo…-
-Idiota, eppure lo sai che mi piace lavorare bene, come hai potuto pensare, anche solo per un attimo di cavartela?-
Ora, sei sfinito, in preda al panico, e speri solo di morire in fretta.
Ti appoggio la lama della vanga alla gola, ed esercito una pressione crescente.
La vanga, non è che sia proprio affilata, quindi…ci vorrà un po’.
Strabuzzi gli occhi, hai capito che non mi bastava ucciderti una sola volta…per questo il coperchio della cassa era di compensato, e la buca, profonda solo mezzo metro…
Oops…ciao ciao carotide…
Mi fermo un attimo, il sangue sgorga copiosamente dallo squarcio, di questo passo, dissanguerai in un attimo…
No, non svenire, non ancora…
Continuo a spingere, lentamente, mentre il dolore ti esplode nel cervello.
Sbarri gli occhi un’ ultima volta…stai per andartene, e lo sai.
Appoggio il piede sulla vanga, e carico tutto il mio peso.
Di colpo.
Uno schianto secco, e ho reciso le vertebre.
Cazzo, sei morto.
Troppo presto.
Per questo, continuo a spappolarti quella testa di cazzo…
Saranno passati dieci minuti. Mi fermo.
Tanto, ormai, sei sparso un po’ ovunque.
Quel cespuglio addobbato dalla tua materia cerebrale, fa tanto natale…
il brandello di scalpo, sembrano i capelli d’angelo, e il tuo occhio, una pallina triste e solitaria…
Cerco anche l’altro, ma dev’essere esploso, al primo colpo…
Rimedio, con un orecchio, in cima, a mò di stella cometa.
Ebbene sì, sono commosso, mi sembra di tornare bambino.
E cantando “Astro del ciel…” me ne torno a casa, con il cuore colmo di gioia ed amore.
Il cuore di un bambino.
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Guest star “il mio caporeparto”
grazie a “The Cure”, che con “Close to me” hanno ispirato l’ennesimo macello.
nella foto:
A festmény címe / Title:
Opium Death (detail).
Technika / Medium:
akril, papír / acrylic, paper.
Méret / Size: -
Készült: 2003
di László Farkasel

Sono tornato...



